sabato 30 novembre 2013

BENVENUTI NEL SITO DEL PARTITO COMUNISTA ITALIANO MARXISTA-LENINISTA

DELLA REGIONE CAMPANIA E DELL'ISOLA D'ISCHIA

Cari lettori, benvenuti nel Sito del Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista della regione Campania e dell'isola d'Ischia. Il Sito è così strutturato: scendendo al di sotto di questo scritto si trovano gli articoli, i documenti e i servizi giornalistici filmati pubblicati in ordine cronologico dall'alto verso il basso; sulla destra, scendendo verso il basso, potete, tra l'altro, visionare gli straordinari filmati delle battaglie politiche e sociali del PCIML e consultare l'archivio di tutti i post. SCRIVETECI all'indirizzo mail info@pciml.org. Infine, vi invitiamo a visitare subito il nostro sito ufficiale nazionale www.pciml.org e il Blog del Segretario generale del Partito, Domenico Savio www.domenicosaviopciml.blogspot.com.

GUARDA PCIML-TV, LA TELEVISIONE UFFICIALE ON LINE DEL PARTITO COMUNISTA ITALIANO MARXISTA-LENINISTA


Questa è PCIML-TV, la televisione ufficiale on line del Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista, l’unico Partito coerentemente comunista presente in Italia e guidato dal Segretario generale Domenico Savio.
La televisione del PCIML, fondata sabato 22 marzo 2008, manda quotidianamente in onda importanti servizi giornalistici di carattere internazionale, nazionale, locale e regionale.
A partire dalle prossime settimane il palinsesto di PCIML-TV si arricchirà di importanti trasmissioni serali di approfondimento politico e sociale.

lunedì 22 aprile 2013

mercoledì 22 febbraio 2012

ULTIM’ORA (ANALISI E DISPOSIZIONI POLITICHE DEL GIORNO DEL PARTITO COMUNISTA ITALIANO MARXISTA-LENINISTA)



LO STATO BORGHESE E IL POTERE POLITICO DEL CAPITALE INSISTONO PER APPROPRIARSI DELLA CASA DEI LAVORATORI, CHE SONO STATI COSTRETTI AD ESSERE ABUSIVI PER NECESSITA’!

di Domenico Savio*

      Ritorno sull’argomento per dovere di classe verso i tanti lavoratori che in questi giorni ci hanno avvicinato sconcertati e tormentati dal nuovo tentativo del potere politico borghese regionale di acquisire la loro casa, abusiva per necessità esistenziale, dopo un periodo relativamente calmo sul fronte degli abbattimenti, circostanza che per taluni lasciava sperare in una soluzione umana e civile del problema.
      Prima di procedere vogliamo subito chiarire un aspetto importante della questione. A coloro, asserviti alla cultura, alla politica e all’ordinamento sociale capitalistico della società, fondato sullo sfruttamento del lavoro proletario, che sostengono, per giustificare le loro argomentazioni di cultura borghese e clericale, “ma anziché acquisirla è meglio che la demoliscono la tua casa?”, noi rispondiamo con forza che tale impostazione del problema costituisce un autentico ricatto, che è della peggiore politica e cultura di stampo mafioso della società degli affari delle lobby economiche nazionali e internazionali industriali, bancarie, finanziarie, del trasferimento delle aziende all’estero, dove lo sfruttamento del lavoro è più disumano, e della cosiddetta globalizzazione mercantile.
      Un ricatto perché noi, rappresentanti sinceri e onesti degli interessi della classe lavoratrice operaia e intellettiva, affermiamo che in uno Stato civile e democratico la scelta non è tra “acquisizione e abbattimento”, ma risiede nella soluzione politica, parlamentare e governativa del dramma sociale esistente, non voluto ma subito dagli abusivi di necessità. Il governo, il parlamento, la corte costituzionale e quella di cassazione esistono non solo per beneficiare di stipendi e pensioni d’oro, bensì per risolvere i problemi degli italiani, a partire da quelli della classe sociale più povera dei lavoratori sfruttati sul lavoro.
      Tali massime istituzioni della Repubblica, considerato che lo Stato e il suo potere sono responsabili costituzionalmente di non aver garantito un alloggio decente a tutti i nuclei familiari del nostro paese, in modo particolare del mezzogiorno e delle isole, trovino  una soluzione politica e legislativa del problema, cosa che in altre circostanze è stata fatta, tra queste il primo e secondo condono e altre forme di soluzione di eclatanti ingiustizie sociali, com’è quella dell’abbattimento delle case delle famiglie lavoratrici. La dignità abitativa delle famiglie non può essere sacrificata da questioni ambientali e paesaggistiche.
      A fronte dell’articolo 2 della Costituzione, che costò al popolo italiano sacrifici immani in privazioni e perdita di vite umane, che proclama “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo…” e tra questi diritti c’è quello fondamentale di una abitazione dignitosa, diritto che in circa 70 anni lo Stato non ha garantito a tutti e attraverso le regioni e i comuni non ha neppure consentito a coloro che ne avevano la possibilità economica di costruirsela nella legalità. Così nasce l’abusivismo di necessità, non per colpa dell’abusivo, ma dello Stato e del potere politico della potente classe padronale.
      La tragedia delle Resa, che rode e distrugge momento per momento il corpo e l’anima degli sventurati colpiti dalla disumanità del potere e della giustizia borghesi, anticamera dell’abbattimento giudiziario statale dell’abuso, colpisce e discrimina una parte minoritaria degli abusivi, i più poveri, quelli che non avevano e non hanno santi in paradiso che pregassero per loro, i discriminati, quelli che non contano e non hanno la possibilità di far valere le loro ragioni di inferiori socialmente, ma questa è la società capitalistica delle potenti sanguisughe dello sfruttamento e della miseria altrui.
      A fronte della suddetta tragedia, che il potere politico e istituzionale si ostina a non voler superare con umanità e civiltà politica e giuridica, ci sono i tantissimi abusi, piccoli e grandi, che i comuni non hanno scoperto, che sono stati sanati dal primo e secondo condono, che hanno ottenuto la prescrizione giudiziaria o che per qualsiasi altra ragione si sono liberati dell’incubo abbattimento. Quanti abusi e quante responsabilità penali non sono stati scoperti o si sono prescritti in questa società dalle infinite ingiustizie sociali? Come sempre nella società della dittatura del capitale, cioè di chi possiede soldi e potere, a essere colpiti e massacrati sono stati e rimangono sempre i più deboli socialmente.
      Hanno contribuito a creare questo dramma sociale dell’abbattimento giudiziario delle case di necessità abitativa per sé e i propri familiari ascendenti e discendenti i patteggiamenti giudiziari, accettati in materia di abusivismo edilizio minore, dove i reati non sono di natura efferata, patteggiamenti che hanno precluso la possibilità della prescrizione, di cui, al contrario, hanno beneficiato tantissimi altri per le ataviche lentezze della giustizia italiana, di cui la responsabilità è sempre del potere politico borghese, che non dota la magistratura dei mezzi necessari per essere più spedita nella definizione dei processi. Difatti sembrerebbe che la quasi totalità delle Resa si riferiscano a sentenze di patteggiamento, le quali hanno buttato nella disperazione tantissime famiglie lavoratrici.
     In questi giorni apprendiamo dalla stampa, che rende sempre un ottimo servizio di informazione ai lettori che apprendono quanto avviene nelle segrete stanze del potere capitalistico nazionale e regionale, che un fronte multicolore di consiglieri regionali, che coinvolge quasi tutti i gruppi consiliari dal centrodestra al centrosinistra passando per il centro e il gruppo misto, compreso il consigliere regionale Maria Grazia Di Scala di Forza Italia di Barano, sta lavorando, avvalendosi della collaborazione di professionisti di elevata conoscenza legislativa e giuridica del problema, a un progetto di legge regionale che faciliti l’acquisizione comunale, già prevista dall’articolo 31 del DPR 6 giugno 2001 n. 380, degli immobili abusivi e la loro destinazione “a termine” a coloro che li hanno realizzati abusivamente.
      La proposta non chiarisce, forse per opportunità politica e di potere, se le acquisizioni interesseranno solo gli abusi oggetto di Resa, e dunque di attuale pericolo di abbattimento, o anche quelli prescritti o non scoperti dai comuni, specialmente di quelli della grande speculazione edilizia affaristica, che ha effettivamente distrutto parti importanti del patrimonio naturale e ambientale isolano, compreso quelli di godimento della borghesia benestante pubblica e privata, che ha realizzato i suoi sogni nelle località più panoramiche e avvolte dal verde di promontori e colline dei nostri comuni. Su questo tema i proletari, gli sfruttati, i meno istruiti dallo Stato borghese, ma non meno intelligenti, seguiranno attentamente questa vicenda per non essere fregati ancora una volta e chissà che non riusciranno ad avere finalmente giustizia.
      Detta proposta di legge regionale servirebbe ai comuni solo per prendersi la casa, che sarebbe un autentico furto di Stato e di potere padronale, per spogliare decine di migliaia di famiglie lavoratrici della regione Campania di un proprio bene, realizzato con inenarrabili sacrifici e privazioni di vita. Difatti il provvedimento proposto per sommi capi prevede: l’acquisizione del bene, con l’area circostante sino a 10 volte la superficie utile del fabbricato, al patrimonio comunale e la sua trascrizione nel registro immobiliare; il cittadino espropriato beneficerebbe del diritto di abitazione “a termine”, cioè solo “vita natural durante”, ovvero né la casa né il diritto di abitazione passerebbero agli aventi causa, o meglio ai figli e parenti ascendenti e discendenti, cosicché dopo la morte dell’acquisito la casa verrebbe abbattuta o data in fitto ad altro cittadino bisognoso di abitazione mediante bando pubblico; l’abusivo per beneficiare del diritto di abitazione dovrebbe pagare un fitto e non possedere altro alloggio.
      Tutto questo mentre la grande speculazione edilizia affaristica e commerciale festeggia con prescrizioni e mancati abbattimenti per condoni od altro. Avete mai visto una grande speculazione alberghiera, termale o palazzinara essere abbattuta? Mai, mica stiamo parlando di poveri lavoratori sfruttati e schiavizzati da un padrone qualsiasi! Con dignità verrebbe da dire: abbattetela, piuttosto che  “rubarvela”, perché essa ancora sanguina dei sacrifici fatti! Chi dice che il problema non può essere risolto diversamente, a causa della legislazione vigente, delle sentenze della corte costituzionale e di quella di cassazione e dell’ostacolo insormontabile delle Soprintendenze, dice una conveniente e opportunistica bugia, perché nessuno può proibire al parlamento di approvare una leggina che regolarizzi l’abusivismo minore e abitativo anche nelle aree sottoposte a vincolo paesaggistico, così come ha fatto per il primo e secondo condono.
      Quando i detentori del potere borghese a tutti i livelli istituzionali, sostenuti da solidali di regime, affermano - in riferimento all’abusivismo di necessità abitativa, che costituisce un bisogno sociale primario e che da circa 70 anni lo Stato capitalistico non ha voluto soddisfare con la realizzazione dei piani di edilizia economica e popolare - che “di sanatorie non se ne parla più” dimostrano solo egoismo e disprezzo per le necessità dei cittadini che li hanno votato e gli pagano stipendi e pensioni d’oro. Vergogna! Care famiglie lavoratrici “abusive”, tra virgolette perché ad essere veramente abusivi non siete voi, bensì lo Stato e il potere politico inadempienti nel garantirvi il diritto costituzionale ad una abitazione dignitosa, l’unica possibilità che abbiamo è quella di non lasciarci convincere dagli interessi politici e partitici e dalle tesi legislative e giuridiche dei sostenitori dell’infame sistema sociale borghese, ma di continuare a credere nella possibilità reale di regolarizzare con legge del parlamento il nostro diritto alla casa. Riprendiamo a organizzarci e a lottare per il godimento di un diritto innegabile, la propria casa. Continuate a contattarci e a seguirci politicamente e socialmente.
Forio, 13 febbraio 2017.
* Segretario generale e Consigliere comunale di Forio del PCI m-l.

IL PCI-ML SI PREPARA A FESTEGGIARE IL 77° COMPLEANNO DEL SUO FONDATORE E SEGRETARIO GENERALE COMPAGNO DOMENICO SAVIO

      Come sempre avviene da anni la cerimonia semplice - ma pregna di significato beneaugurante per molti e molti anni ancora, affettivo, fraterno, ideologico marxista-leninista, di classe e rivoluzionario per la prospettiva della rivoluzione proletaria, del socialismo e del comunismo – si svolgerà giovedì 16 febbraio 2017 alle ore 18,00 nella sede nazionale del Partito a Forio, nell’isola d’Ischia, all’ombra dello sventolio dell’eroica bandiera rossa, che porta impressi i simboli gloriosi della Falce, del Martello e della Stella, emblemi inconfondibili della lotta di classe del proletariato di tutti i paesi della Terra per riscattarsi dal millenario sfruttamento e schiavitù padronale e costruire la propria nuova società comunista degli uomini e delle donne tutti liberi, uguali socialmente e protagonisti della loro esistenza, da vivere, finalmente, con dignità, senza affanni e privazioni.
      Chi definisce questa nostra naturale ambizione “utopia” rispondiamo senza ombra di dubbio che con la Rivoluzione Proletaria Socialista  d’Ottobre del 1917 – di cui quest’anno ricorre il 100° anniversario e che il PCI m-l festeggerà anche in proprio, assieme allo svolgimento del suo 4° Congresso nazionale all’inizio del mese di novembre prossimo –, diretta dai compagni Lenin e Stalin, i coerenti marxisti-leninisti e rivoluzionari, guidati dai principi del marxismo-leninismo e dal pensiero e l’opera immortali dei Maestri del proletariato internazionale Marx, Engels, Lenin e Stalin, hanno già storicamente dimostrato che con l’organizzazione e la Rivoluzione socialista proletaria la classe lavoratrice operaia e intellettiva, emancipata nella difesa dei propri interessi di classe e forgiata dai principi del marxismo-leninismo, può conquistare il potere, anche in questo momento, costruire il socialismo ed edificare la società comunista.
      Il compagno Domenico Savio, fondatore e guida autorevole e sicura del Partito Comunista Italiano m-l, nacque il 16 febbraio 1940 nel quartiere proletario di Monterone a Forio, provincia di Napoli. A 12 anni abbandonò la religione cattolica, alla quale nell’incoscienza infantile era stato avvicinato dalla tradizione oscurantista della società capitalistica e clericale, e fece proprie le ragioni scientifiche e materialistiche dell’ateismo. Dal 1953 al 1958 militò, prima come semplice iscritto e poi come dirigente, nella Federazione Giovanile Comunista Italiana (FGCI) svolgendo lavoro di proselitismo giovanile nell’isola d’Ischia e nei quartieri proletari della città di Napoli. Dal 1958 al 1976 fu iscritto al Partito Comunista Italiano (PCI), dove fu militante attivo, componente del comitato federale di Napoli, più volte candidato alle elezioni comunali -  due volte eletto nel 1971 e 1980 a Forio - e provinciali.
      Dal 1971 al 1980 svolse anche intensa attività sindacale, come militante e dirigente, nella “Federazione italiana lavoratori commercio alberghi mensa e servizi” (F.I.L.C.A.M.S.), aderente alla “Confederazione generale italiana del lavoro” (CGIL), nel settore alberghiero, in modo particolare nelle catene alberghiere di Rizzoli a Lacco Ameno e della Jolly Hotel di Marzotto, organizzando assemblee di protesta e scioperi imponenti, sino al 95% di adesione dei lavoratori, per il miglioramento salariale e delle condizioni di lavoro degli stessi. Il 6 febbraio 1980 per la sua attività di dirigente sindacale aziendale e di componente del coordinamento sindacale degli alberghi Jolly Hotel in Italia fu licenziato dal Jolly Hotel di Ischia, assieme a tutta la rappresentanza sindacale aziendale, dove dal 1967 svolgeva il lavoro di segretario.
       Massiccia fu la solidarietà dei lavoratori alla repressione antisindacale dell’azienda, ma, purtroppo, non bastò per il reintegro nel posto di lavoro dei licenziati, perché questi furono licenziati da padrone e abbandonati dal sindacato, oramai sulla strada scellerata della concertazione e del compromesso col potere economico e politico, dove la difesa di classe degli sfruttati è stata tradita e rinnegata.
      Nel 1976 con ritardo, sostiene autocriticamente Domenico Savio, abbandonò il PCI, allora guidato dal revisionista e opportunista, traditore e rinnegatore della causa comunista Enrico Berlingue, così come in misura progressiva lo erano stato i suoi predecessori, a partire da Palmiro Togliatti, e lo furono i suoi successori, sempre più accanitamente e odiosamente anticomunisti, sino alla deriva di centrodestra dei giorni nostri, partito che oramai sin d’allora era irrimediabilmente avviato sulla strada della trasformazione borghese, clericale, capitalistica e anticomunista.
      Sin dall’iscrizione al PCI e successivamente con altri compagni condusse una dura battaglia contro l’imborghesimento sempre più massiccio del partito, con l’entrata nelle sue fila di forze intellettuali, professionali e imprenditoriali di formazione culturale e politica borghese, che con spregiudicatezza si impadronivano della guida del partito a tutti i livelli dell’organizzazione mettendo in minoranza e allontanando la classe operaia. Una vergogna che solo la cultura borghese e clericale poteva ispirare e affermare. Dal 1976 al 1998 lavorò, con varie iniziative nazionali, all’unità dei marxisti-leninisti italiani, ma senza risultato, a causa di una certa confusione ideologica, strategica e tattica esistente nella lotta per il socialismo, confusione che in larga parte e sciaguratamente ancora esiste. In quel periodo, conseguita l’iscrizione all’ordine nazionale dei giornalisti per poter pubblicare la stampa marxista-leninista e rivoluzionaria e dopo aver collaborato anche con l’Unità all’inizio degli anni ’70, fondò, a partire dal 1984, il mensile “L’Uguaglianza economica e sociale” a diffusione nazionale e il periodico “Comunismo”, a partire dal 1995.
      Il 3 dicembre 1999, fallito quel primo tentativo ventennale di unire i marxisti-leninisti italiani in un unico partito di classe e rivoluzionario sulla base dei principi del marxismo-leninismo e dell’esperienza bolscevica, fondò, assieme ad altri compagni di provata fede marxista-leninista e di formazione bolscevica, il glorioso e amato Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista (PCI-ML), che lo ha eletto ininterrottamente come suo Segretario generale e guida indiscussa sulla strada che conduce inevitabilmente alla Rivoluzione Proletaria Socialista, alla costruzione del socialismo e all’edificazione del comunismo nel nostro paese.
      Nel 2013 Domenico Savio viene rieletto consigliere comunale di Forio sotto i simboli  rivoluzionari del PCI m-l portando la lotta di classe nelle istituzioni borghesi del comune e battendosi pure da quella posizione per l’emancipazione di classe del proletariato, per il miglioramento delle condizioni di vita individuale, familiare e sociale della classe lavoratrice operaia e intellettiva e per avvicinare la prospettiva della rivoluzione proletaria e del socialismo. Epiche sono le sue battaglie consiliari contro gli affari pubblici della classe borghese che danneggiano gli interessi delle masse lavoratrici e popolari.
      Oggi doverosamente ricordiamo, con orgoglio e riconoscenza affettiva e di classe, i suoi 77 anni di fede comunista, di impegno di lotta proletaria - anche dura e fatta di vittorie e di sconfitte amare lungo l’arduo cammino per il socialismo e per liberare l’umanità lavoratrice dalle catene dello sfruttamento e della repressione padronale -, di sacrifici di vita per adempiere alla propria doverosa missione di combattente per l’emancipazione sociale della propria classe proletaria del braccio e dell’intelletto, di abnegazione totale verso la causa suprema di umanizzazione e redenzione della società umana. 77 anni in cui ha dovuto subire minacce di ogni genere, offese, calunnie, ricatti rispediti prontamente e puntualmente al mittente, minacce vili e indegne del genere umano persino nei confronti del suo nipotino Domenico di 4 anni, col messaggio funesto scritto “lo sgozzeremo, sappiamo la scuola che frequenta”, e ancora minacce di morte e di annientamento della propria vita con l’affissione di manifesti di lutto che lo annunciavano morto.
      La dannata razza padrona e il suo potere politico ed economico quando vedono in pericolo i loro loschi affari di sfruttamento e di riduzione in schiavitù dei lavoratori sono capaci di tutto, della barbarie più efferata, e tale scellerata evenienza deve essere tenuta sempre presente e considerata possibile dal proletariato in lotta allo scopo di poterla prevenire e neutralizzare con la necessaria forza e risposta rivoluzionaria, che ci derivano dall’essere allievi e seguaci dei nostri Maestri Marx, Engels, Lenin e Stalin.
      Per tale entusiasta avvenimento il Comitato Centrale del Partito Comunista Italiano m-l, a nome di tutto il Partito e dei singoli iscritti e simpatizzanti, tributa al suo Segretario generale compagno Domenico Savio il massimo riconoscimento possibile per l’attività svolta al servizio della causa comunista a livello nazionale e pure internazionale, per la sua partecipazione nel tempo a vari incontri politici all’estero, ed auspica vivamente di poterlo avere come guida e maestro per un tempo ancora lunghissimo. Auguri fraterni e comunisti di buon compleanno compagno Domenico auspicando, nel contempo, con sincerità e affetto, nell’interesse del Partito e dell’obiettivo storico che dobbiamo raggiungere e per cui combattiamo, che tu possa vivere e godere ancora tantissimi di questi giorni.
      Alle ore 18,00 del 16 febbraio prossimo tutti i compagni e i lavoratori del braccio e della mente che lo desiderano possono partecipare all’incontro per formulare gli auguri di buon compleanno al compagno Domenico Savio, nostro Segretario generale.
Forio (Napoli), 6 febbraio 2017.
                                                                                                     Il Comitato Centrale del P.C.I. m-l
Telefono 081.5071111, 335.6063055, 339.5683542=
 Fax o81.5071170=

lunedì 3 gennaio 2011